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A Zagorsk
All’alba apparvero come lumache
di smalto azzurro e giallo
le cupole monacali di Zagorsk:
i dormienti intonarono un canto
nello spazio imbambolato.
Mi ritrovai in mano un biglietto
a cui volli rispondere all’istante,
uscendo da un tempo desolato
che i volti di mille pupille di osseta
non osano oltrepassare mai.
Tu mi
guardavi e muovevi
appena le labbra, senza capire
che in quel luogo c’ero già stato
senza esserne partito mai,
icona diciassette in basso strato.
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