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Come dall’onda marina
Il sole rinasce e irraggia
La fanciulletta mattina
Col suo timore e viaggia
Nel giorno speranzoso e lieto,
E il cielo s’illumina di pieno
Azzurro, così dal tuo amuleto
Naso scocca come arcobaleno
Sul tuo volto di nuova
bellezza
E fa tremare le mani
Al desiderio di cedere a carezza
I bei capelli castani.
Ora il tuo naso porporino
Ti appare come un intoppo
E delle amiche il cicalino
Temi il fragoroso schioppo.
Spariti i lividi malsani
La fronte piana e bella
Fa trampolino a gitani
Occhi di nera mortella
Ammiccando segreti
pensieri,
Improbabili fughe lontane,
Sopracciglia di frenati destrieri
Delle tue sotterranee frane.
Ma domani andrai
baldanzosa
Di nuovo gioiello ornata
A mostrare siccome, o vezzosa,
Il chirurgo poté la delicata
Pelle incidere di lieve
coltello
Il contorno indesiderato
E farti il naso come succhiello
A nuovo sguardo amato.
Sorridi e canti come
fanciulla
Che di nuova veste s'adorna
Al lieve sboccio del seno e nulla
Teme se non che la contorna
Dello sguardo cupido di
viziosi
Uomini che il pudore verginale
Assale e brucia coi pruriginosi
Occhi come infuocato pugnale.
Così trascorri il tempo
finale
Del tuo fantasticare il prossimo
Debutto col passatempo orale
Del cellulare. Speri che il primo
Che ti debba mirare sia
l'amico
Trepidante, il nascosto amante
Che t'incantò col verso beccafico
E di te reclama il primo istante.
Certo non io, poeta
ombroso,
che male ho scritto il generoso
verso imitando il Foscolo Ugo
a guisa di un cespuglioso brugo.
Epilogo
Festeggiò con
l’odore dei mughetti
d’essere stata amata come un fiore,
lei che il profumo comprò del sole
per ricordare del poeta i
versi letti.
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