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     La poesia in ballo  Antonio Pane
     Per femminili occhi  Carlo Villa


  

 

                      Ripellinia nella Poesia in ballo
Al termine del suo pellegrinaggio nelle contrade poetiche di Ripellinia, l'autore ricorda di essersi spesso affidato " al bastone bianco per procedere nel materiale abbondante dei ricorsi e delle suggestioni tematiche" contenutevi. In un itinerario programmaticamente privo di termini, una luce è semmai giunta " dallo stesso metodo adottato dal Ripellino saggista, il quale avanzava nel labirinto di un autore come in un corpo" . Con la felice libertà del viaggiatore stendhaliano, Gene Immediato si è allora spinto dentro il multicolore piumaggio di quel leggendario uccello " stranito dalle diverse latitudini della letteratura ", nelle giunture di quel martoriato arlecchino che è la poesia di Angelo: Meglio che una mappa esaustiva, un grigio reperto da catasto letterario, ne ha riportato ( le diresti voci di una prestigiosa enciclopedia di Savinio) un seguito di puntiformi divinazioni, di postille devote, di preziose miniature, di piccole icone ermeneutiche.

Impegnato in una  ' navigazione a vista '- che non rifiuta peraltro il sussidio di utili strumentazioni, di sensitive bussole critiche - che l'impavido pioniere ha potuto soffermarsi nei luoghi privilegiati da un'intima rosa. E anche quando gli è accaduto di ripercorrere le stazioni di altri visitatori, un complice intuito ha consentito di illuminarne i punti opachi, i preziosi resti intermessi. In tal modo i diffusi prelievi effettuati sovente sub specie poetica, seguendo segrete affinità e consonanze, sono venuti a comporre un tesoretto di brillanti congetture, selci di ulteriori accensioni.

Tra i molti riflessi sedimentati da gaudiosa avventura, vorrei riverberare come particolarmente vividi quelli ad esempio che illustrando il ruolo dei colori " aiutanti,attanti e shifters" della sintassi ripelliniana, si spingono a rivelare il dettaglio della polarità di Bianco e Nero, nella Fortezza d'Alvernia: " la linea orizzontale del bianco della terra innevata e la linea nera della foresta e del cielo abbrunato tendono, per linee parallele, ad associarsi ai bordi del quadro visuale e producono un effetto di staticità " ; il bianco " riassume la totalità della luce imprigionata ", diventando " palcoscenico di un teatro di mimi, in cui è evocata la ricerca di un equilibrio tra forme umane essenziali e spersonalizzate e lo spazio che da esse viene conquistato e circoscritto ".  O ancora le mistiche lampade accese sulle fantasmagorie del carnevale di Ripellino: i poeti, i personaggi letterari, le parole di altri sono come fissati nella categoria dell'inanimato e trasferiti in una Manichinìa fantastica dove il poeta potrà vivere con loro, come loro, il gioco delle morti e delle resurrezioni ". ( Antonio Pane )
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Una nomenclatura litica

 

Esiste a Kioto, in Giappone, un giardino davvero singolare.
Strutturato, come in molti di questi luoghi  “di meditazione”, attorno a un perimetro a balaustra che lo comprende, ha nel suo interno, disposti a varia distanza fra loro e di evidenza differente, quindici sassi alloggiati in un letto di sabbia rastrellata come un pentagramma ad libitum: ebbene, e qui sta la singolarità del manufatto, da qualsiasi parte del perimetro si ponga lo spettatore, dei quindici sassi di varia grandezza e disposizione, costui ne vedrà soltanto quattordici.

A nostro avviso il fenomeno architettonico calza benissimo per sintesi metaforica con uno degli infiniti significati riferiti all’essenza stessa della poesia: mostrare le pieghe e le piaghe del nostro destino senza mai palesarne del tutto le implicazioni e i risvolti, i perché e le spiegazioni, di volta in volta avvalendosi di approcci allusivi, affondi feraci di ben altre coltivazioni e sistemi, cosicchè il disegno si stagli traumatico e “ tumefacente “ sempre per qualche suo anello mancante.

Per Gene Immediato - mai nome e cognome d’autore è stato altrettanto indicativo – il perimetro giapponese è continua fonte di sorprese, la cadenza musicale d’un linguaggio ritmico e sensibilissimo, nel pentagramma dei versi che organizzano questo suo Per femminili occhi presentandoci settenari irti, trisillabi sbrecciati, endecasillabi monumentali, arroccati in immagini variegate d’una quotidianeità pingue di riferimenti storici e accanita nell’altalenare sgambetti alla geografia delle passioni, fin dal componimento che inizia con “ Lieningrad… “ .

Ma, si badi bene, i litici versi, ci si permetta il bisticcio, non presentano mai un discorso “ immediato “, i flash allusivi, le citazioni foniche e gli omaggi enciclopedici leggendosi in definitiva attraverso un linguaggio di relazione che scombussola puntualmente le premesse appena alluse, sparigliando le carte d’una tavola in cui i giochi compositivi fanno continuo aggio al seme nascosto e all’esito imprevedibile, con sicuro godimento intellettuale.

La resa espressiva in Immediato è sicura anche dove la contratta e delusa aspirazione “ politica “ si fa sfinita e acre, e questo non è merito da poco, gli “universali“ di giustizia e di riscatto metabolizzandosi arditamente in elicoidali saliscendi struggenti per un ciò che sarebbe potuto essere, avendo a disposizione tutto il materiale possibile per ottenerlo: che diviene caleidoscopio sintattico e lessicale, per fortuna essenziale di per se stesso, mondo da riferimenti di cronaca e da ogni rancore manifesto.

Il laboratorio “politico“ di Gene Immediato usa a scatto continuo il grandangolo e il teleobbiettivo per le sue istantanee d’approccio a una sensibilità slava al color bianco, non potendosi dimenticare, specie per i componimenti più giocati sul privato, la componente critica che lo contraddistingue, studioso accorto in una edizione preziosa della poesia dell’Achmatova.

Un libro da leggersi dunque alla costante ricerca del sasso mancante.

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